Cittadinanza Bruciata

Possiamo commentare senza inorridire la storia del pullman di San Donato solo perchè la tragedia è stata davvero sventata per un soffio. E grazie ad ogni singola stilla di coraggio, di umanità, di professionalità che ha evitato una strage indicibile, abbiamo il lusso persino di parlar d’altro. Ci concediamo ad esempio un dibattito surreale, e ancor più grottesco perchè a tutti sembra normale, sulla cittadinanza dei protagonisti. Da dare o da togliere, come una patente a punti. Da stipulare con le autorità, come una polizza bonus/malus.

Ai cronisti non deve essere sembrato vero,che i ragazzini coraggiosi al telefono con i Carabinieri fossero di origine straniera. Cui è stata offerta come un lecca-lecca il passaporto della Repubblica. Una specie di grazia magnanima, che cela davvero un concetto distorto (da parte di pubblico e istituzioni, pare) della cittadinanza stessa.

Essere cittadini non è un premio perchè hai fatto il bravo. Anzi il bravissimo, un vero eroe. Essere cittadini italiani, peraltro, non deve essere nemmeno così tanto figo; è scappato detto ad uno dei papà che ha confessato candidamente parlando del figlio “Italiano o no per lui uguale”. Una inconsapevole e monumentale lezione di semplicità. Salvo poi correggersi, subito dopo, comprendendo quel gigantesco furto di opportunità che rappresenta il NON essere cittadini del Paese in cui si vive e addirittura si è nati. Esistevano i Liberti, due migliaia di anni fa, romani affrancati dalla loro schiavitù grazie alla munifica benevolenza degli abbienti (degli abbienti schiavi). Forse esistono ancora.

La cittadinanza è un percorso. E’ uno stato dello spirito e del corpo, costruito evoluzione dopo rivoluzione, una lotta alla volta, in decine di secoli. Una delle conquiste più stupefacenti della civiltà occidentale, e allo stesso tempo più neglette dai cittadini medesimi. La cittadinanza non è un diritto inerte, è una molecola complessa di diritti e doveri, in equilibrio di consapevolezza e in costante movimento. Non si vince, come un permesso di soggiorno dopo un salvataggio. Come è accaduto. Adam e Rami non possono essere più cittadini di una Marwa o una Simran “qualunque” perchè hanno avuto l’opportunità di dimostrare il loro coraggio. Devono essere cittadini perchè lo sono già. Perchè nascono e vivono con noi, condividendo ogni contraddizione e sviluppo della società.

Specularmente, è la stessa perversione giuridica e morale a chiedere oggi la revoca della cittadinanza all’autista autore del gesto folle. Sy Ousseynou è un mostro mancato d’un pelo, probabilmente un pazzo, sicuramente un criminale. E’ cittadino italiano come Totò Riina, come Cesare Battisti, come Laura Franzoni. Sarà processato, giudicato, disprezzato come loro, non meno, ma non diversamente. La cittadinanza, come non si vince, non si perde per demeriti. Sognamo nemmeno più segretamente di colpire l’autista senegalese con una pena fuori misura e fuori diritto perchè ci sentiamo di poterlo fare. Perchè pensiamo che la sua cittadinanza sia un privilegio revocabile, e non uno status che anzi lo vincola ancora di più alla legalità e alla convivenza, esattamente come noi. L’aberrazione è compiuta quando pare lecito lo scambio tra il “negro” cattivo, e i “negretti” buoni (proprio non ci riesco a non metterli tra virgolette). Fino alla prossima volta, che poi si vedrà. Se fate i bravi.

Questa strage, se compiuta, avrebbe probabilmente spezzato la fragile anima del Paese, mai come ora in bilico tra ragione e risentimento, forse in maniera definitiva. L’ombra della rappresaglia controrazziale, che ha ottenebrato la mente incrinata del responsabile, fa rabbrividire almeno quanto la proporzione del dramma sfiorato, e almeno quanto le mostruosità uguali e contrarie che avvengono in ogni parte del mondo, ormai ogni giorno.

Sta accedendo anche qui. Sta accadendo a noi. Ad un passo dal baratro, e trattenuta dal destino e dal coraggio, anche la follia ha fatto un passo indietro. Stavolta. Abbiamo avuto il privilegio di parlare (malissimo) di cittadinanza e non di una terribile fila di bare bianche, tutte dello stesso colore.

Restiamo umani. Restiamo cittadini, tutti. Restiamo qui.

 

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