Ri-Scoprirsi

In fondo non c’è un momento perfetto per ricominciare, lo si fa e basta. Perché semplicemente non se ne può fare a meno. Così come ci sono innumerevoli giustificazioni per i silenzi, le attese e il fiato sospeso. L’impossibile che diventa verissimo. Il cambiamento che diventa normalità. Le parole, soprattutto, che non sembrano mai abbastanza a fuoco per immortalare il momento. Mai
abbastanza forti per ripartire da dove eravamo rimasti. Dove è che eravamo rimasti?
Non ha molta importanza, nel Ri-scoprirsi.
Abbiamo scoperto che tutto può cambiare, per davvero, mica per frase fatta.
Che le frasi fatte sono da rifare tutti i giorni.
Che i giorni non finiscono mai se li conti ad uno ad uno.
Che uno vale sempre uno nella ciclopica conta dei sommersi.
Che dei sommersi serve almeno memoria tra i salvati, onore alla resistenza e alla vita.
Che siamo universalmente fragili e straordinari nello stesso istante e nello stesso luogo.
Che nessun luogo è abbastanza accogliente, o protetto, o stupefacente se non ha almeno una finestra vista futuro.
Futuro. È di questo che si dovrà ostinatamente parlare. Sognandolo, inventandolo, conquistandolo tornante dopo tornante. Di certo è di questo che vogliamo scrivere. Perché il futuro è ancora lì a incombere, nonostante tutto. E quel futuro partito di venerdì che sembrava dovere cambiare il mondo è ancora qua a scontrarsi (sì, ancora!) con le mascherine gettate in riva ai fossi.
Abbiamo scoperto che il futuro più importante, quello dei nostri ragazzi non era in alcuna agenda. È stata la paura a svelarcelo. Non la paura del virus, ma la paura della responsabilità. La paura di essere adulti nel momento del bisogno: governanti, amministratori, educatori, genitori. Abbiamo scoperto che la didattica a distanza è un modo per dire “ci abbiamo provato” ma che nessuno credeva ci saremmo riusciti…
Per tante azioni e scelte illuminate e coraggiose di (appunto) genitori, educatori, ce ne sono state molte di più inadeguate e ignave. In una parola precisa, anticostituzionali. Che dalle parti dell’Errante, è un’offesa piuttosto pesante. Ri-scoprirsi. Come dire anche, mettersi di nuovo a nudo. Un po’ come la pandemia, che più che
cambiarti ti sprofonda ancora più in te stesso, dove il distanziamento è quello che è…
Ci sei tu, e ci sono anche gli altri: tutti più saggi, spregiudicati, informati, esperti, sicuri di noi.
Cosicchè si insinua pure la paura, prima ancora del virus, di quello che pensano, questi altri…
Basta. Vale la pena Ri-scoprirsi Errante e basta. Perché il lavoro non manca, né mancherà: abbiamo ri-scoperto di avere un armadio pieno di problemi nel nostro Comune, ma che
quell’armadio per ora è tenuto chiuso con un lucchetto di parole serali. Può continuare a rimanere chiuso per un po’. Finchè non scoppierà, o non ci metteremo a parlarne.
Che qui, parliamoci chiaro, la cosa pubblica è sempre e dannatamente una questione privata. Meglio: personale, individuale.
Io l’Errante, ho scoperto che investire sull’ignoranza è una tentazione resistibile.
Ho scoperto che al prossimo che mi dice “io sarei andato in piazza a protestare per molto meno” chiederò “fino a quando dobbiamo scavare per trovare quel meno?”
Ho scoperto ancora un po’ di più chi siamo e che da qua non me ne voglio andare.
Ho scoperto che il Campeginese Errante continuerà ad esserci e a scrivere. Non so ancora come.
Quella è storia da scoprire insieme.
Dovrebbe essere dalle parti del Futuro.

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