Tutta campagna

Questo articolo uscirà pochi minuti prima dei risultati delle elezioni amministrative di Campegine. Ed è irrilevante, visto che si rivolge a quel 44% circa di nostri concittadini che non hanno ritenuto giusto, utile, urgente andare a votare per il proprio governo locale. Millesettecento persone, più o meno, che non sono state toccate dall’agone politico scatenatosi nell’ultimo mese scarso sui destini del paese: 20 giorni di fervore non proprio elegante per 10 anni di vita comunitaria, 5 che si chiudevano e altri 5 che si inauguravano. Molti staranno pensando che è proprio a causa di questa serrata campagna elettorale, questo fitto corpo a corpo tra candidati e cittadini, e tra candidati in genere, sopra e sotto la cintola. 

Forse è così: gli agnostici del voto si sono ritratti dall’esercizio d’opinione per l’atmosfera contradaiola, esalata più dalle tastiere che dalle strade di Campegine, e che in ogni caso ha appesantito l’aria di tutti. Un doloroso paradosso, per una Rinascita della comunità, o per l’Insieme della politica che ascolta. Non c’è ironia in questa constatazione, perchè quasi la metà degli aventi diritto potrebbe essere spinta lontano dalla politica dalla frenesia della politica stessa. Se per “politica” intendiamo le ultime 4 settimane, naturalmente…

Ma potrebbe non essere così semplice. Se diamo tutta la colpa alla campagna elettorale, poco edificante pur con misure e responsabilità distinte, facciamo un torto ad un intero emisfero di cittadini che hanno detto… Non hanno detto niente. Lo facciamo anche a quel 56% che hanno preso parte al confronto, credendo alle proposte, scommettendo nella ripresa del rinnovamento e della partecipazione, diversamente promessi dai due schieramenti.

Negli ultimi 10 anni i Campeginesi sono andati alle urne con discontinua passione, ma i numeri sono chiari, e confessano anche quando non vengono torturati. Alle Amministrative 2012 (quelle dopo le primarie PD “Cervi-Artioli”, se qualcuno avesse la memoria corta) ha votato il 64%; alle “rinascenti” comunali 2017 sono stati il 59%. Questa tornata ancora meno, il 56%… la stessa percentuale non travolgente del referendum 2016 che ha affossato la fusione, dove invece dovrebbe esser nato il “Campegine Pride”. In mezzo, il drammatico crollo delle regionali 2014 al 34%, quando la nostra cittadinanza fece peggio della irriconoscibile media emiliana (37%), recuperato fino al 64% del ’20, quello delle Sardine… Nello stesso decennio, 4 elezioni politiche ed europee, proprio quelle coi partiti; perché in democrazia e nei parlamenti ci sono i partiti, sì. Con partecipazioni molto diverse, tra il 70 e l’85 per cento. 

Chiunque sarà a conquistare, tra pochi minuti, il governo del nostro Comune dovrà partire anche dalla constatazione che il campanile non basta a sé stesso, così come l’accorato appello alla partecipazione. Due modelli di politica locale, pure generosi nelle intenzioni, hanno entrambi mancato la loro promessa più ambiziosa, ovvero riportare i Campeginesi ad amare la politica a casa loro, proprio dove e proprio quando la politica tocca il quotidiano, il territorio; il qui e ora, a noi e non ad altri. Questo non è il frutto avvelenato di una campagna elettorale anemica negli argomenti e sanguigna nei toni. Questo è il risultato di lungo periodo di una intera stagione sociale campeginese, dove l’atrofia della visione amministrativa locale si è sommata a ricette sbrigative e rancorose. Come se la politica e l’antipolitica avessero fallito insieme, elidendosi a vicenda.

Quando quasi la metà del paese decide di non prendere parte, parola, azione pubblica, la sconfitta è principalmente la loro: non di chi fa, di chi ci prova e di chi si esprime. Non dobbiamo dimenticarlo, perché a forza di cercare le colpe degli altri, perdiamo di vista le responsabilità dei rinunciatari. Siamo tutti aventi diritto, ma anche portatori sani di un dovere che merita attenzione e rispetto. Anche se Campegine non ci piace più. 

Speriamo tutti che le tossine immesse da una propaganda elettorale esasperata quanto scarna di sostanza, si disperdano alla stessa velocità con cui si sono coagulate. Per chi ha abbastanza memoria, e un po’ di coscienza, Campegine è irriconoscibile. E non è per le vetrine chiuse, ma per le ferite aperte. Non è per la troppa politica, ma per troppo poca. Campegine può essere altro. Non è (e non è mai stata) tutta campagna. 

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