Allenatori nel pallone

Non siamo stati creati per essere soli, né tantomeno per camminare in solitudine. Nessuno di noi. E se questo è vero per la dimensione privata, nella sfera pubblica in particolare, questa forma diventa sostanza.

Lavorare in squadra, perseguendo un interesse collettivo attraverso l’impegno singolo, personale, è forse la sintesi perfetta della vocazione “sociale” di ciascuno di noi. Il compimento di un’attitudine unica, quella umana, a farsi collettivo, ad essere appunto corpo sociale. Parte (eletta) per il tutto.

Nessuna squadra può però esistere, né tantomeno funzionare, senza una guida. Riconosciuta, autorevole ed indiscussa, un riferimento necessario che indica la strada e la direzione da intraprendere. Per l’allenatore, guidare una squadra significa motivarla davanti alle singole sfide, valorizzare ciascuno dei suoi componenti, difendere il loro impegno e correggerne i cedimenti.

Da una parte e dall’altra, è all’allenatore che si deve guardare quando capita che i singoli giocatori perdano motivazione, e un gruppo inizialmente unito e appassionato negli obiettivi comuni, cominci a sfaldarsi.

Se i giocatori si trasformano in liberi interpreti in campo, gli schemi saltano. Se addirittura rinunciano a giocare, l’azione si arena. Allo stesso, identico modo. Ogni allenatore lo sa, o lo dovrebbe sapere, bene: l’unione del gruppo e la sua coesione non sono condizioni negoziabili.

Ci attendono sfide difficili, in gran parte inedite nel governo del Paese. Le partite saranno tante, aspre, e complesse da interpretare. Servono tutti, e servono al servizio della materia, complessa ma necessaria, nell’interesse collettivo. Non possiamo permetterci sedie vuote. Né una parte ne dall’altra del tavolo, ognuno con il suo ruolo, ognuno a suo modo indispensabile. Governanti, controllori, e spettatori attivi.

Agli allenatori si può chiedere bel gioco. Ma noi preferiamo chiedere responsabilità, fermezza e maturità. A loro devono andare i nostri sguardi. A loro la nostra attenzione. Su di loro le nostre aspettative. Loro l’onere. E sul campo, gli eventuali onori.

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